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Non esiste una divisione tra ciò che fai e ciò che sei, il lavoro e soltanto il mezzo espressivo attraverso cui parlare con il mondo

Some in clandestine companies combine; erect new stocks to trade beyond the line; with air and empty names beguile the town, and raise new credits first, then cry 'em down; divide the empty nothing into shares, and set the crowd together by the ears (Daniel De foe)

Istinto è de l'umane genti

Che ciò che più si vieta

Uom più desia

Torquato Tasso (Gerusalemme liberata)

 Curia pauperibus clausa est


 

Diario | Pazzia collettiva | Delirium tremens |
 
Delirium tremens
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12 aprile 2007


Un caffè macchiato, e il nervosismo dovuto alla recente lite familiare ebbero un improvviso e inopportuno effetto lassativo. Sentivo il lampredotto smuovere il mio stomaco. Intestino animale e umano, si mischiarono pericolosamente nel mio ventre.
Aumentai la velocità del passo. Mi trovavo a quindici minuti dal cesso di casa. Troppo lontano, meglio fermarsi. Camminavo che avrei potuto tenere un foglio di cartavelina tra le chiappe. Mi fermai, implorando contegno e supporto da tutti i muscoli.
L'ufficio, ecco un buon posto. La faccio qui. Tra lo sterco dei colleghi e la cacca dei superiori.
Superai la fila di macchine che da Porta Venezia portavano altri schiavi in giro per la città. Contrazioni addominali. Un bar, ecco quel che ci vuole. Quelli con il bancone di marmo i camerieri in papillon e giacchetta e il caffè da quattro euro al tavolino. Ordino un ristretto.
- Scusi c’è un bagno?-
- Sì ma é fuori servizio -
Feci di corsa tutto il restante tragitto e giunsi trafelato al cesso dello Studio. Piano terra. Occupato.
I gradini 4 a 4 per non perdere anche il cesso al secondo piano, troppo imbarazzante defecare al primo con il capo che smadonna tra una riunione e l’altra.
Mi liberai senza ritegno.
Mi tirai su i pantaloni, di nuovo larghi.
Osservai, con l’orgoglio compiaciuto dell’artista davanti alla sua opera, ciò che con tanta naturalezza avevo prodotto. Pigiai il tasto dello sciacquone. A vuoto. Ripigiai energicamente. Niente. Non funzionava. Lo stronzo nuotava felice e non ne voleva sapere di inabissarsi. Per di più avevo smerdato anche le pareti.
Aria irrespirabile. Zona da evacuare. Immediatamente. Nessuno avrebbe mai conosciuto il volto del grande inquinatore.
Il cagatore rimarrà innominato.
Ma Qualcuno bussò alla porta. Una volta. Un’altra.
Non rispondo. Ora penserà che è guasto. Andrà nel bagno del primo piano. O del piano terra che cazzo.
Passarono tre minuti.
L’intruso,tentò di aprire, forzando la maniglia.
Cristo. Vattene via. Altri due minuti di silenzio e non sarò io il responsabile di questo schifo imbarazzante.
Passò un minuto.
Ma la sfiga ha dieci decimi di vista.
Il mio telefono squillò come un allarme impazzito.
Merda… Era quasi fatta.
- C’è qualcuno? Ti senti male?-
Merda, appunto. Ormai è fatta.
Cercai il cellulare tra le tasche dei pantaloni, tra quelle laterali della giacca, lo estrassi tra le chiavi e i fazzoletti, e prima di affossare con foga il tasto di spegnimento, riuscii a leggere il display luminoso:  "Sig.ra Anna", la mia segretaria
Cazzo, mi hanno beccato.
Fine?




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15 febbraio 2007


Perché si coltiva il dolore? Lo si porta in grembo e lo si culla, lo si fa crescere grande e forte perché non ci sia più bisogno di averne cura. Si rafforza, si stabilizza, diventa un’ancora sicura cui abbandonarsi per affondare. 




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20 settembre 2006


"Mi ha graffiato e poi è andata via, quella brutta gatta strega, ma se l’acchiappo...stringerò quel collo con tutte le mie forze, sino a sentire il sangue fermarsi sulle nocche e allora, solo allora, potrò finalmente lasciare la presa e sentirmi di nuovo solo... ... "

Anonimo poeta fiorentino del XVIII secolo




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22 novembre 2005


...qualcuno ha notato a chi è che assomiglia terribilmente il leader labourista Amir Peretz?
Io sono rimasto senza parole.....




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14 novembre 2005

Una palla troppo veloce

Si chiama speedball quel cocktail di eroina e cocaina che, asseritamente, ha ridotto in fin di vita il giovane (e manco a farlo apposta, ricchissimo) rampollo di una delle famiglie più potenti d’Italia.

Roba da duri sto speedball, soprattutto se pippato - e chissà cos’altro - in compagnia di tre transessuali in uno squallido appartamento alla periferia di Torino abitato da un travone di cinquantatre anni.

Insomma, tutto in perfetto stile boarderline, altro che i festini a base di coca e ragazzine brasiliane organizzati da Calissano.




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1 dicembre 2004


Prendi tutto, mangia tutto, divora tutto. Le unghie, i capelli, strappa tutto prima che cresca, prima che diventi qualcosa. Non lasciare niente, portati via anche i ricordi. Porta via le lacrime e i sorrisi, dimentica tutto e non pensarci più. Cambia, si può essere qualcos'altro, si può pensare di essere qualcun altro e di non essersi mai conosciuti, mai incontrati. Ma perché? Non chiederlo, non c'è risposta, e forse non è neppure una domanda è solo l'ossessione di capire, anche quando non puoi, quando nessuno può perché e non c'è nulla da capire. Sei solo tu e questi maledetti pensieri, con il loro rumore, con il casino che fanno, senza musica, senza note, senza mai uscire dalla mia testa. Tutto dentro tieni tutto dentro e poi sputa tutto il veleno che hai accumulato, svuotati, spingi tutto fuori, dove capita, ovunque, con chiunque, per ricominciare a divorare anche l'aria che respiri. Fuma, bevi, usa, consuma tutto quel che c'è, logoro, esausto, ridotto all'osso. Dormi, dormi e poi dormi ancora, fai passare tutto, guarda senza capire, guarda fisso e non pensare, non cercare di capire perché non c'è nulla da capire, sei solo tu e tutto quel rumore…




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29 novembre 2004





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10 novembre 2004


Vincent van Gogh si tagliò un'orecchia e la spedì a Marilyn Monroe. Qualche settimana dopo, il pacchetto venne rispedito a Vincent van Gogh.                                                                            Sopra il timbro: DESTINATARIO DECEDUTO. Vincent van Gogh indagò sulla faccenda e scoprì che era tutto vero. Nel corso delle sue ricerche, venne a sapere che Joe Di Maggio aveva disposto che rose rosse venissero poste sulla tomba di Marilyn Monroe ogni tre giorni, per sempre. Non per tutta la durata della vita di Joe Di Maggio, badate bene, non per la durata di Hollywood, dei suoi films e dei suoi cimiteri, ma per sempre. Vincent van Gogh si appoggiò all'assurda corolla di un girasole epilettico e si disse: "Vorrà dire che i suoi soldi Joe Di Maggio li avrà indietro alla fine del mondo."




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29 ottobre 2004







Cosa faccio questo week end? Mi spaccherò la testa? Ancora non lo so, devo vedere, decidere, ma se mi pongono davanti alla scelta allora di sicuro sceglierò la cosa peggiore, allora di sicuro farò di testa mia. L'amicizia è sostanzialmente una questione di diplomazia, poiché dove non arriva il cuore, dove non arrivano i sentimenti forse può arrivare la ragione, dico forse poiché non sempre ho voglia di mettermi a pensare a cosa è giusto e a cosa non lo è. A volte non si ha proprio voglia di pensare, questa è una di quelle volte…




permalink | inviato da il 29/10/2004 alle 16:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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