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Non esiste una divisione tra ciò che fai e ciò che sei, il lavoro e soltanto il mezzo espressivo attraverso cui parlare con il mondo

Some in clandestine companies combine; erect new stocks to trade beyond the line; with air and empty names beguile the town, and raise new credits first, then cry 'em down; divide the empty nothing into shares, and set the crowd together by the ears (Daniel De foe)

Istinto è de l'umane genti

Che ciò che più si vieta

Uom più desia

Torquato Tasso (Gerusalemme liberata)

 Curia pauperibus clausa est


 

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Pazzia collettiva
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8 novembre 2005

La BCE assolve il Governatore Fazio

Nell'autorizzare l'OPA di Panca Popolare Italiana su Antonveneta non ha violato la legislazione italiana.
....bah, mo' sta a vede' che poco poco gli stronzi semo noi che avemo pensato male!




permalink | inviato da il 8/11/2005 alle 17:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

12 maggio 2005

OPA e sconcerto

Il mondo politico resta fuori stranamente fuori dalla contesa che vede contrapposti quelli che per eccellenza e a buon diritto vengono ritenuti i poteri forti della finanza italiana. Non si può non rilevare d'altronde come gli interessi in gioco in questa partita a scacchi giocata a colpi di comunicati ufficiali e voci più o meno incontrollate siano molti ed estremamente diversificati. C'è l'interesse delle banche a difendere rendite di posizione faticosamente acquisite nel corso degli anni, c'è l'interesse del governatore Fazio a mettere in chiaro una volta di più, se ancora ve ne fosse bisogno, che in Italia non si muove niente senza il suo placet, c'è l'interesse di Fiorani a sostituire Geronzi nella veste di longa manus di Bankitalia, c'è l'interesse delle società italiane a dimostrare agli investitori stranieri che vale la pena investire su di loro, c'è poi l'interesse dei piccoli risparmiatori a realizzare un legittimo guadagno a fronte della fiducia assegnata alla società in cui hanno investito il frutto del loro lavoro e c'è infine l'interesse dell'Italia intera a non fare l'ennesima figura barbina di fronte ai partners europei. Purtroppo sembra che anche questa volta non saranno l'etica né il mercato a stabilire chi debba vincere questa partita che, se ancora di etica o di mercato si potesse parlare nel nostro paese, non avrebbe proprio dovuto cominciare. Ma ciò che lascia francamente attoniti è il preoccupante silenzio con cui i politici accolgono le preoccupanti notizie di questi mesi. Una classe politica che non perde occasione di pronunciarsi sugli argomenti più disparati, dai problemi campionato di calcio italiano ai presunti flirt del vicepresidente del consiglio, dalle sentenze emesse dai tribunali, all'anfiteatro fatto costruire da Berlusconi a villa Certosa, non ha trovato il tempo ho forse il coraggio di aprire un confronto serio e serrato sulla radicale riforma del sistema Italia. Il sospetto, piuttosto fondato, è che non vi sia la volontà politica di cambiare questo stato di cose che, inutile dirlo, sembra destinato a protrarsi ancora a lungo, con buona pace di quanti credono che l'Italia, e ancor più la Lombardia, possano andare avanti anche senza l'Europa.




permalink | inviato da il 12/5/2005 alle 17:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa

12 gennaio 2005

Il y en a jamais assez...

Jugé au Texas, Graner est accusé de mauvais traitements contre les prisonniers irakiens.
L'avocat du sadique d'Abou Ghraib nie la torture

Par Pascal RICHE

L'avocat Guy Womack, spécialiste des procès en cour martiale, est un ancien marine de 51 ans, avec une coupe en brosse et un costume cintré. Lieutenant-colonel à la retraite, il aime la plongée sous-marine et donne des cours sur les armes à feu à la National Rifle Association. «M. Womack a l'expérience nécessaire pour vous représenter de la manière la plus efficace», dit le prospectus de son cabinet, à Houston.

Selon lui, «la manière la plus efficace» de défendre son client Charles Graner, l'un des principaux accusés du scandale d'Abou Ghraib, est de nier la torture. Prenez par exemple ces «pyramides» de prisonniers irakiens nus et cagoulés, rendues célèbres par les photos diffusées dans la presse, en avril. «Est-ce que les pom-pom girls, d'un bout à l'autre de l'Amérique, ne forment pas elles aussi des pyramides six ou huit fois par an ? Est-ce que cela relève aussi de la torture ?» a interrogé maître Womack lors du procès de Charles Graner, qui s'est ouvert vendredi à Fort Hood, au Texas.

Icône lugubre. Graner, réserviste de 36 ans, était le chef d'orchestre des sadiques du bloc Alpha One, où se trouvaient les prisonniers susceptibles de détenir des informations utiles. Dans le civil, il était gardien dans le pénitencier d'Uniontown, en Pennsylvanie. Il était aussi, en Irak, l'amant de la première classe Lynndie England, icône lugubre du scandale, qu'on voit, sur une photo, tenir un prisonnier nu en laisse, et sur une autre, désigner le sexe d'un détenu, sourire et clope au bec. Elle a mis en octobre un enfant au monde, dont Graner est le père. Elle doit, elle aussi, prochainement passer en cour martiale à Fort Hood.

L'usage d'une laisse, selon Womack, est une «méthode valable» pour «garder le contrôle» sur les détenus. «Au Texas, ajoute-t-il dans le but probable d'égayer le jury de 10 militaires (tous masculins), on les attrapait au lasso et on les traînait par terre.» Pour appuyer sa démonstration, il rappelle enfin que certains parents, aux Etats-Unis, tiennent leurs enfants en bas âge en laisse, pour ne pas les perdre dans les centres commerciaux.

Interrogatoire. Seconde partie de son argumentation : Graner «faisait ce qu'on attendait de lui. Tout au long de cette affaire, Graner suivait les ordres. Et on devrait l'en féliciter». Selon Womack, «plus les gardes étaient agressifs, plus ils obtenaient d'information, et plus ils étaient complimentés». Le procureur, le major Michael Holley, de l'US Army, a rétorqué que «suivre les ordres» n'était pas une défense. Holley entend tout faire pour éviter que le procès glisse sur ce terrain-là. C'est la grande zone d'ombre du scandale : quel a été le rôle exact de la CIA et des supérieurs de ces tortionnaires ? Appelé à témoigner, l'ancien sergent Ivan Frederick, un réserviste qui supervisait Graner à Abou Ghraib, a déclaré qu'un agent de la CIA l'avait un jour invité à traiter les prisonniers aussi durement qu'il le désirait «tant qu'on ne les tuait pas». Cet homme, l'agent «Romero», lui aurait aussi demandé d'«amollir» un des suspects avant un interrogatoire. Frederick a été condamné, au terme d'une négociation, à huit ans de prison. Graner, qui a plaidé non coupable, risque quant à lui jusqu'à dix-sept ans et demi.

Flaque. A la vue des sévices, la plupart des militaires d'Abou Ghraib rigolaient. Deux d'entre eux, Matthew Wisdom et Joseph Darby, ont toutefois été pris de dégoût et ont alerté leurs supérieurs. Darby, au procès de Graner, a raconté un échange qu'il avait eu avec ce dernier. Après lui avoir montré une photo d'homme enchaîné au mur, nu, avec une flaque à ses pieds, Graner lui avait dit : «Le chrétien qui est en moi sait que c'est mal. Mais l'officier qui est en moi ne peut résister au désir d'amener un homme adulte à se pisser dessus.» Hier, pour la troisième journée du procès, le jury devait écouter le témoignage enregistré de trois anciens détenus irakiens.

 

 

 

Pris par "Libération" du 12 Janvier 2005




permalink | inviato da il 12/1/2005 alle 10:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

29 novembre 2004


Non è certo che fumare faccia male, mentre è certo che chi possiederà più di 250 milligrammi di derivati della cannabis verrà perseguito, una volta entrato in vigore il disegno di legge Fini, non importa come. Diversamente, sarà necessario possedere più di 500 milligrammi di eroina o cocaina per subire lo stesso trattamento.

Da sempre la legislazione sulla droga è una bandiera da sventolare, da sempre una legislazione politica e politicizzata che viene adoperata come strumento di propaganda elettorale, manifesto della repressione o del progressismo. Nessuno pensa mai alle vite spezzate, dalla droga in sé e dalla legislazione sulla droga che ostinatamente cerca di disciplinare un fenomeno di costume vecchio come il mondo e forse di più.

Ho sentito di ragazzi che si son fatti un anno di carcere negli anni '80 perché avevano in tasca un pezzetto di fumo e li hanno beccati. E poi mi ricordo di quanti si facevano le pere una volta, cioè quando io ero proprio un pischellino. E adesso è tornata di gran voga, adesso ce ne son tanti che la pippano, la fumano o se la sparano. Tanto non fa più paura come una volta. E farà ancora meno paura quando di fumo non se ne troverà più, o se ne troverà a prezzi stratosferici e con rischi enormi, quando l'Europa verrà invasa da quintali e quintali di eroina, proprio mentre il governo italiano riuscirà a far approvare una legge che equipara il consumo di eroina a quello di cannabis. Già, proprio così. Allora ci troveremo a dover scegliere se è meglio rischiare qualche anno di carcere per un pezzettino di cioccolato pagato troppo caro e che per giunta non sai nemmeno se ti farà, ovvero rischiare qualche anno di carcere per una sana (e forse letale) botta di eroina pura appena arrivata dall'Afghanistan e acquistabile quasi ovunque a prezzi stracciati. Sì, perché lo scenario più probabile per il prossimo futuro è proprio simile, troppo simile a quello che ho appena descritto. Mettetevi per un secondo ne panni del povero (si fa per dire) spacciatore di provincia, o in quelli del magrebino che cerca di tirare su i soldi da mandare a casa. Chi glielo fa fare di vendere il fumo, che costa un sacco di sbattimenti e di problemi: occupa spazio, non ci si può guadagnare su molto; i clienti non sono sicuri poiché non da dipendenza…e per di più se lo vende rischia uguale che a vendere robba. Per continuare a vendere fumo dovrebbe davvero avere dei sanissimi principi, o essere un po' pirla, poiché diversamente non aspetterebbe un attimo a buttarsi nel mercato dell'eroina.

Una legge liberticida, quindi, ma ancora di più una legge pericolosa da un punto di vista più propriamente "commerciale", poiché viene a essere varata proprio in concomitanza con la prima vera grande invasione del XXI secolo: quella dell'eriona nel continente. In Afghanistan la produzione del papavero da oppio, da cui per chi non lo sapesse si ricava l'eroina grezza, è quintuplicata negli ultimi anni (e cioè da quando è finita la guerra). E' impensabile che un tale potenziale resti confinato nei territori della nuova "Europa orientale". Anche perché non si capisce ancora bene quali dovrebbero esserne in confini.

Mi auguro che qualcosa o qualcuno si frapponga tra noi e questa catastrofe prima che sia troppo tardi per potervi mettere un freno.




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26 ottobre 2004

Gioco di "prestige" (By La Bea, Galicia 2003)




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25 ottobre 2004

Kim il coreano

Il governo ha mostrato la sua fermezza di fronte al ricatto.

Perché i terroristi hanno minacciato di uccidere un cittadino di un paese che viene governato da quel governo.

Per cui il governo ha saputo, con responsabilità, perdere il cittadino, governato dal governo, pur di non cedere al terrorismo.

Il cittadino aveva supplicato, piangendo,  di avere salva la sua vita. Non sappiamo se in quello stato democratico il cittadino aveva contribuito, con il suo voto, alla nascita del suo governo. Il governo non sapeva sicuramente niente del cittadino, non conosceva i suoi cari, le sue emozioni, la sua vita. Non sapeva forse neppure se il cittadino lo aveva votato. Al governo è bastato sapere che il cittadino era suo, per potersi sacrificare in nome della fermezza e della responsabilità, perdendolo. Che grande sacrificio, per questo governo responsabile! Se lo avesse potuto prevedere, di fronte a tele generosità, qualsiasi fossero le sue idee, sicuramente quel cittadino avrebbe votato per questo governo, per poter diventare il sacrificio del governo, in nome della fermezza e della responsabilità. Allora, capito? Se noi votiamo o non votiamo per un governo, noi gli affidiamo la responsabilità di onorare sacrifici in suo nome con la nostra vita. Bella la democrazia!  E’ per questo che la stiamo esportando!

Massimo Barrella




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25 ottobre 2004

Brigatisti...terroristi?

Leggo su "Il sole 24ore" del 20 ottobre 2004: "Padoa-Schioppa e Letta obiettivi Br" e ancora "schedati Ciampi e Berlusconi".

            Ora, io non credo e non ho mai creduto, come molti invece sino a pochissimo tempo fa, alle teorie che rifacendosi al Lombroso sostenevano che il criminale sia o debba essere considerato un tipo di persona tra il pazzo e il selvaggio, caratterizzato da peculiari anomalie fisiche e nervose, indotto al crimine da raptus irrefrenabile. E pertanto non ho mai creduto nemmeno al contrario e cioè che un bel viso non possa nascondere una mente insana. Fatta questa premessa devo però ammettere che a guardarle in faccia queste nuove brigatiste sembrano più delle povere dementi che delle terroriste incallite e il fatto che si dichiarino comuniste non depone certo a favore di una loro qualificazione nei predetti termini.

            Chiariamo, io mi ritrovo a presumere la loro demenza (ma perché abbandonarle a sé stesse visto che fanno parte di un  gruppo?) non dalle espressioni delle facce sconcertate e sconcertanti che vengono scelte ad arte dai giornali per essere poi presentate al pubblico dei lettori, bensì dalla fede politica di cui si proclamano, questi sedicenti brigatisti portatori e portatrici. E' qui che, come si dice, casca l'asino. E ci prende anche una brutta botta sul muso.

            A scuola non ero molto bravo in matematica (anzi ero una bestia) ma le equazioni mi riuscivano comunque abbastanza bene (forse per l'intrinseca ed evidente logicità che le caratterizza rispetto a tutto il resto…). Ebbene, se Berlusconi, che come uomo e come primo ministro lamenta di essere perseguitato dai comunisti, viene poco onorevolmente definito (di solito e senza troppi giri di parole) come un "visionario paranoico" (si badi bene, con riferimento all'esistenza dei comunisti prima ancora che alle lamentate persecuzioni), allora non v'è chi non veda come tale epiteto dovrebbe, a maggior ragione e per equità di giudizi, essere attribuito anche a chi, come la Lioce e i suoi compagni, si definisce senza mezzi termini egli stesso un "comunista".

            E' ben vero d'altronde e bisogna darne atto alla tanto bistrattata categoria dei giornalisti, che il dizionario (http://www.demauroparavia.it/) alla voce "terrorista" riporta la seguente dizione "chi fa parte di un gruppo o di un movimento politico che si avvale di metodi illegali ed efferati per sovvertire il regime politico esistente". Da questo angolo visuale non sembrerebbe possibile alcun dubbio circa la possibilità di definire la Lioce e i suoi temibili compari come dei terroristi. Ma anche qui c'è invero qualcosa che stride. Se infatti i comunisti non esistono più se non sui libri e nella mente di Berlusconi, come si fa a sostenere che chi si organizza in un gruppo che afferma di perseguire con ogni mezzo gli ideali comunisti è un terrorista anziché un pazzo furioso? Anche qui è necessario un chiarimento.

            Per essere terroristi bisogna innanzitutto far parte di un gruppo o di un movimento "politico". Pertanto è necessario capire cosa significa "politico" per vedere se un gruppo di pazzi può essere definito un gruppo politico e pertanto dare vita eventualmente a un'organizzazione "terroristica". Risolta questa equazione sarà possibile fare un passo ulteriore per capire  se c'è e dov'è l'inghippo, poiché è evidente a tutti che i metodi usati dalle cosiddette "nuove Br" appaiono prima facie senz'altro illegali ed efferati (e quindi di questa parte della definizione non pare utile disquisire).

            Orbene, se definiamo la "politica" come la "teoria e pratica che ha come oggetto l’organizzazione e il governo dello stato" ovvero "il complesso dei fini cui tende uno stato e l’insieme dei mezzi impiegati per ottenerli", e "politico" tutto ciò che è "relativo alla politica, al governo dello stato, all’organizzazione e all’amministrazione della vita pubblica" ovvero qualsiasi fenomeno "che scaturisce da eventi, situazioni, circostanze che riguardano la politica" ovvero "rivolto alla politica, che vi partecipa attivamente", non credo si possa dubitare del fatto che o si circoscrive il significato delle parole a quello che razionalmente vi può essere ricompresso, oppure si finisce per usare le parole a sproposito e farvi rientrare anche concetti che non hanno nulla a che vedere con esse.

            L'aggettivo "politico", dunque, ha senso se utilizzato per descrivere un'attività o un gruppo che ha un qualche legame o una qualche relazione con la politica, e cioè con il governo di un paese e con le questioni che ad esso ineriscono, relazione che sarà essa stessa "politica", a meno di non voler utilizzare a sproposito parole e concetti svilendone il significato.

            Una fantasia, un delirio, può essere definito, con un minimo di onestà intellettuale, come una visione "politica"? A me pare di no, altrimenti come ho già detto si correrebbe il rischio di far perdere alla parola ogni significato.

            E allora, chi professa delle teorie a dir poco anacronistiche sul governo di un paese  può essere definito un terrorista, senza rischiare di svilire ancor di più (di quanto già non facciano i politici stessi) il concetto di politica, nobilitando al contempo un'attività che altro non potrebbe definirsi se non criminale?

            La modesta opinione di chi scrive è che anche dietro a questa definizione (quella di "terrorista") fornita dai media ci siano dei forti, anzi fortissimi, interessi in gioco tal ché l'abbinamento tra "terroristi" e "brigatisti" non possa essere abbandonato per nessuna ragione. Altrimenti non si spiegherebbe la superficialità con cui i giornalisti impiegano indifferentemente l'uno o l'altro termine con riferimento al gruppo capeggiato dalla Lioce e messo in crisi (il ché dimostra quanto fosse ben organizzato!) dalle dichiarazioni  della diabolica (…basta guardarla in faccia!) Banelli.

            Ogni tanto mi chiedo se i giornalisti si chiedono queste cose (e tante altre cose) prima di scrivere, se si rendono conto che dando del terrorista a un pazzo furioso gli si fa credere non solo che è normale, ma anche che i suoi deliri siano in realtà delle tesi politiche che trovano una classificazione dogmatica all'interno della società civile in cui si trova a vivere. Ma, cosa se possibile più tragica ancora, si fa credere a chi legge il giornale che in Italia vi siano dei gruppi paragonabili a quelli che hanno reso "di piombo" gli anni '70 arrivando davvero a un passo dal sovvertimento dell'ordine costituito. Se davvero così fosse, non si leggerebbero, mi auguro, tante amenità sui giornali nazionali.

            Mi chiedo se i giornalisti si domandano, ogni tanto non dico sempre, quali saranno gli effetti delle frasi che scrivono, mi chiedo se i giornalisti rileggono sempre, o almeno qualche volta, quello che scrivono…

            Leggo, su "Il sole 24ore" del 20 ottobre 2004 che sulle schede inserite in un computer delle nuove Br "si sta aprendo uno squarcio di luce dopo che Cinzia Banelli, la Brigatista che sta collaborando con le forse dell'ordine, ha consegnato le password agli inquirenti" e mi chiedo: ma quindi le indagini su un pericolosissimo gruppo terroristico operante nel nostro Paese erano ferme (ma per fortuna sono ripartite!!!) perché gli inquirenti non avevano le password dei computers delle Br!?!?!

 




permalink | inviato da il 25/10/2004 alle 17:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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