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Diario | Pazzia collettiva | Delirium tremens |
 
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21 settembre 2006


Egregio Dottore,

 

Le scrivo per sottoporLe una questione che mi sta particolarmente a cuore.

 

Posseggo un patrimonio di alcune centinaia di miliardi (o forse di più, non ricordo bene) e, fino ad oggi, l’ho speso in attività dissolute. Da qualche tempo, tuttavia, mi tormenta un dubbio: tra 30 o 40 anni riuscirò ancora a mantenere la mia corte di meretrici slave, le mie scuderie, i miei vari yacht a vela e a motore, le mie dozzine di ville in Europa e nel resto del mondo? Ebbene, temo che, proseguendo con l’attuale dissipatezza, potrei addirittura trovarmi costretto a rinunciare alle scuderie. E’ vero che si tratta di un’ipotesi remota, ma il solo dubbio mi procura una comprensibile ansia.

 

Ora, amici fidati mi raccontano che Lei sa far crescere il denaro come il buon agricoltore il grano: getta pochi semi e raccoglie spighe grasse e dorate. Se questo è vero - e mi auguro che Lei non vorrà deludermi - La pregherei di contattarmi per pianificare enormi investimenti.

 

Se non riuscisse a trovarmi nei night, case da gioco e case di piacere che generalmente frequento, può provare a cercarmi a casa (dove non sono quasi mai) oppure in ufficio (dove passo alcuni minuti al giorno).

 

In attesa di sentirLa, mi è gradita l’occasione per porgerLe i miei aurei saluti.




permalink | inviato da il 21/9/2006 alle 11:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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