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Non esiste una divisione tra ciò che fai e ciò che sei, il lavoro e soltanto il mezzo espressivo attraverso cui parlare con il mondo

Some in clandestine companies combine; erect new stocks to trade beyond the line; with air and empty names beguile the town, and raise new credits first, then cry 'em down; divide the empty nothing into shares, and set the crowd together by the ears (Daniel De foe)

Istinto è de l'umane genti

Che ciò che più si vieta

Uom più desia

Torquato Tasso (Gerusalemme liberata)

 Curia pauperibus clausa est


 

Diario | Pazzia collettiva | Delirium tremens |
 
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11 aprile 2008

Il Muro

The Wall


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permalink | inviato da Akeronte il 11/4/2008 alle 10:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

13 marzo 2008

Crediti Formativi

 

Ieri pomeriggio sono stato all'evento formativo in tema di "Studi Legali Associati" organizzato dall'ASLA, l'associazione studi legali associati. No, non é un cartello.
 
Lo hanno chiarito subito tutti e ciascuno dei relatori.
 
Lo garantisce anche l'otttimo avvocato Orrigoni il quale, categorico, asserisce: "All'inizio eravamo diffidenti, pensavamo si trattasse di un cartello e, in tal caso, non avremmo mai partecipato". E no, penso io, mica siamo dei lobbisti, quella dell'avvocatura é una categoria aperta, per nulla arroccata su posizioni insostenibilmente fuori dal tempo e dallo spazio, del tutto aperta alle istanze di cambiamento che arrivano dalla base e, soprattutto (sic!), distaccata dalle logiche del profitto a tutti i costi. "Poi"  continua l'illustre giurista "quando abbiamo capito che si trattava di una cosa seria" ma qui qualche dubbio cominciava a sorgermi  "abbiamo deciso di aderirvi". Beh, meno male, tutto é bene quel che finisce bene, mi son detto a questo punto. 
 
Ma quella piccola parte di me che ancora si pone delle domande ha cominciato a rompere i coglioni: ma da cosa l'avrà capito che era una cosa seria? Sicuramente nulla che abbia a che vedere con la tanto vituperata e mai abbastanza deprecata attività di business development....No, sono certo che lo hanno fatto per ragioni umanitarie, per amor di patria forse ma, soprattutto, mai e poi mai per ragioni di marketing.
 
E infatti, dopo uno snervante snocciolare di norme e normicine - tra cui spiccavano a più riprese quelle contenute nel "De inutilitatis" (ma sì, non fate finta di non ricordare, é quel bizzarro putpurri che contiene con magnifica non-chalance le disposizioni sull'uso del telefono e della posta tra colleghi, ma anche (veltronianamente) quelle sulla retribuzione del lavoro svolto dai praticanti, quel corpo normativo di primaria importanza che vi siete studiati negli interminabili minuti passati sul cesso la mattina dell'esame di stato) ecco che finalmente si giunge, dopo oramai un'ora e passa di sbadigli, e l'inarrestabile fuga di tutti quelli che con invidiabile celerità si sono procurati un comudus discessus nelle retrovie, al cuore del seminario e cioè l'organizzazione, che é vita, all'interno degli Studi Legali Associati.
 
A questo punto i relatori sono partiti a raffica con le stronzate, in un crescendo felliniano di suggestioni incalzanti, quasi che facessero a gara per spararle uno più grosse dell'altro, fino a giungere al parossismo catartico: il momento centrale della vita associata (che l'avvocato Daviddi, managing partner di Norton Rose, con ineffabile tragicità, tratteggia con gli stessi, inconfondibili caratteri, della vita in cattività) é la formazione e la crescita continua dei giovani.
 
Io invece comincio a sentire i primi sintomi di cedimento nervoso (secchezza delle fauci, sudorazione copiosa, spasmi intestinali, tachicardia isterica, riflusso sanguineo), forse dovuti alla stanchezza (era dai tempi dell'università che non mi grattavo le palle per 4 ore di fila), più probabilmente sovraespozione alle radiazioni che promanano da questi alieni.
 
Sì perché alle fine ne sono quasi convinto.
 
Questi quattro non sono ciò che sembrano. Con tutta probabilità (anche se i penalisti ci insegnano che per la certezza giuridica basta trovarsi, come io mi son trovato ahimé in quella sala, al di là di ogni ragionevole dubbio) questi personaggi improbabili che si sono presentati a noi in veste di amici e colleghi vengono da un altro pianeta, (no, purtroppp non credo si tratti di Ork, ma facciamo finta che sia così) sono dei parassiti di un'altra galassia che si sono impossessati dei corpi di questi inconsapevoli avvocati d'affari al malcelato - ora che li ho scoperti- scopo di conquistare il nostro pianeta ed usare i nostri cervelli inutili e stanchi per alimentare, forse per mancanza di letame, il riscaldamento delle loro lussuose dimore stellari.
 
Istintivamente comincio a guardarmi intorno cercando un'uscita di sicurezza: medito di simulare un malore, qualcosa che mi consenta di ottenere l'agoniato certificato (utile per la calssificazione alle olimpiadi della stronzata nella categoria "i più meritevoli") e di giustificare ai colleghi che son rimasti bloccati in Studio la scelta di ritornare nella gabbia prima del tempo, senza destare sospetti negli alieni invasori.
 
Smanetto freneticamente col blackberry, sgrilletto selvaggiamente la rotellina, manco fosse l'ultimo clitoride rimasto sul pianeta, per verificare se sono il solo ad essersi reso conto del pericolo.
 
Per fortuna proprio in quel mentre, quello che un tempo era un noto avvocato dello Studio Bonelli Erede Pappalardo (ma chi é sto Pappalardo, esiste davvero o era solo questione di assonanza? credo che ormai il dubbio non me lo toglierò più), e che ora é evidentemente posseduto dall'alieno più bastardo tra quelli giunti sulla terra (perché ha indubitabilmente deciso che ci ucciderà per asfissia, sommergendoci di stronzate), comincia a spiegarci quanto é importante per lo Studio legale la crescita dei giovani, sia dal punto di vista professionale che da quello umano...Qualcuno ha capito e comincia a guardarsi intorno impietrito, i più sono ormai semi soffocati e non sembrano in grado di reagire in alcun modo.
 
Per un attimo ci casco, rifletto sull'esistenza (di merda) che conduco e penso che non é poi tanto male se paragonata a quella di uno scarafaggio, penso al futuro e fra le nebbie di Avalon mi par d'intravedere un barlume di speranza...forse riuscirò a finir di pagar il mutuo prima di riposare per sempre il sonno dei giusti.
 
Poi mi vibra qualcosa nel taschio e siccome ho lasciato il fallo di gomma in ufficio (sorrido compiaciuto della mia summa magnanimitate quando penso a come si staranno consolando in questo momento i poveri colleghi che non han potuto partecipare a questo spettacolo pirotecnico) capisco che si tratta di una telefonata in arrivo. Qualcuno che ha sbagliato numero ma il risultato per me é lo stesso: con ampie bracciate sfodero il marchingegno dalla tasca della giacca e lo porto all'orecchio mentre e strabuzzo gli occhi e con la mano libera mi copro la bocca come ho visto fare un milione di volte in riunione.
 
Ma mentre esco sento la voce di uno degli alieni alle mie spalle mi fa capire che non ce l'ho fatta "Vi ricordo" - in realtà sono astuti questi alieni, lo hanno fatto praticamente ogni 15 minuti -  "che il certificato di presenza verrà rilasciato solo alla fine delle quattro ore di seminario"...un tuffo al cuore....sento che le gambe non mi reggono più....ma non posso perdere i crediti formativi, anche a rischio di finire gassato dagli alieni....e così a passo di bradipo, mi trascino goffamente verso il mio posto, tra le risatine ignobili di quelli che, con l'ignavia che si addice al piglio del profesionista serio, pur essendosi resi conto del pericolo che corriamo tutti, non hanno neppure accennato a tentare la ritirata dal fronte.
 
Così mi risiedo, e faccio in tempo a sentire che negli studi associati ai praticanti avvocati é garantita la possibilità di seguire il contezioso nel periodo di pratica (sul pianeta terra invece i praticanti fungono da appendice della segretaria, che a sua volta é considerata alla stregua di un'appendice della macchina fotocopiatrice), di scrivere atti (io passavo invece il mio tempo a completare cartelline verdi quanto la mia bile) e di partecipare alle udienze (non sapevo che in cancelleria si tenessero delle udienze...sulla terra non é così) e, una volta superato l'esame (fantastico) di partecipare pian pianino ai profitti dello Studio crescendo insieme ad esso.
 
Mi faccio due conti: sono quasi certo che il mio capo guadagna almeno dieci volte (dieci cazzo di volte) più di me e che quei soldi non sa nemmeno come spenderli (prova ne é il fatto che si veste sempre uguale)...io invece se vado in banca a chiedere un prestito l'impiegato mi dice che se proprio sto a zero 5 euri per il pranzo me li allunga lui ma che di ricevere prestiti dalla banca non se na parla, almeno in questa vita; l'ultima volta che ho avuto la febbre sono dovuto rientrare di fretta e furia in ufficio perchè pur essendo tutti assolutamente sostituibili non c'era nessuno in grado di mandare una cazzo di e-mail al posto mio; in settimana scopo pochissimo: é lo stress dicono tutti, ma nel week end le cose non migliorano certo, e una volta al mese alle donne viene pure il marchese, insomma una gimcana infernale per riuscire a riprodursi prima di estinguersi...penso a queste e a molte altre cose.
 
Intanto il seminario volge al termine. Mi alzo, ripongo il giornale, il libro, l'opuscolo e i tre scontrini che mi son letto per far passare gli interminabili momenti di sconforto, e mi avvicino a passi lunghi verso il tavolo dei relatori. Sfodero un sorriso che nemmeno Silvio Berlusconi quando vinse nel '94 e allungo il braccio porgendo la mano sudatissima per l'emozione:
 
"Mi avete convinto, vengo con voi su Ork o dove diavolo volete, mi dite per favore dove bisogna firmare per essere subito trasformati in combustibile naturale senza dover attendere la conquista del pianeta? Volendo posso portare degli amici? Sapete, qui abbiamo un'idea di felicità che non mi convince più tanto, anzi non mi convince più e basta. Magari se smettessi di essere un uomo che fa una vita di merda e mi trasformassi direttamente in una merda che fa una vita da combustibile mi sentirei più realizzato."




permalink | inviato da Akeronte il 13/3/2008 alle 16:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

21 febbraio 2008

Aperitivo - Oggi - Per favore leggere

Comunicazione di servizio:
"Oggi e domani sarà in studio Simon Marshall, responsabile per il marketing in Europa. E' una buona occasione per conoscerlo dato che sarà lui il punto di riferimento per le iniziative di marketing degli uffici europei, per questo è stato organizzato un aperitivo per stasera alle ore 19 a cui vi chiediamo di partecipare facendo tutte le domande che riterrete opportune. "

Meno male, credevo che non sarebbe più arrivato questo momento.

Devo ammettere che mi tremano le ginocchia, tra poco introntrerò Simon Marshall. Sticazzi, dev'essere uno che ci capisce.

E' ormai quasi un anno che lavoro per questa grande law firm americana e cominciavo a chiedermi quando e se mai saremmo riusciti a incontrarlo: lui, Simon Marshall, il demiurgo, il guru della promozione strategica, l'uomo simbolo del marketing a livello Europeo, un uomo che ha trasformato la sua vita e quella degli altri in un sogno.

L'attesa é tremenda, quasi spasmodica: sento i colleghi in fibrillazione che con la fronte perlata dal sudore come attori navigati provano e riprovano davanti allo specchio del bagnole le domande che tra pochi minuti potranno rivolgere a Simon Marshall.

Persino le assistenti sembra che si stiano attrezzando per l'evento già da stamattina, provando e riprovando i loro sorrisi più ammalianti e le loro accattivanti proposte di collazione documentale. Sono certo di essermi lavato i denti almeno 4 volte, ho abbondato con lo sbiancante e passato il filo inderdentale anche dietro le orecchie, per essere sicuro che nemmeno lì non vi siano rimasugli di cibo.

Voglio essere più smagliante di Silvio e più stuzzicante di Moana, voglio piacergli e guadagnarmi un posto nell'olimpo dei marchettari.

Per l'occasione ho tirato fuori i gemelli della prima comunione, la testa di donald duck per la manica destra e quella di mickey mouse per la sinistra.

Sono certo che Simon apprezzerà.

Le scarpe sono quelle delle grandi occasioni. Pelle di bisonte, resistenti alle imteperie e al grasso di foca. Non si piegano nemmeno se le stritoli con la pressa.

Simon é un grande, e io voglio piacergli.

Sono certo che sarà rapito dalle domande che ho preparato, sono certo che non potrà resistermi.

Ora devo andare, non vorrei arrivare in ritardo all'evento che potrà cambiare le sorti della mia vita.

Sei il mio uomo Simon Marshall.




permalink | inviato da Akeronte il 21/2/2008 alle 15:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

18 febbraio 2008

Remi in banca

Tra una settimana esatta comincerò a lavorare per una grande banca internazionale, posizione di prestigio, ottima visibilità, grandi prospettive di crescita. Le solite balle. Intanto io, in vista del prossimo secondment (così si chiama il distacco di personale nei grandi studi legali internazionali), mi son portato avanti scaricando pratiche semi morte e rimbalzando quelle nuove che qualcuno cercava di appiopparmi.

Il mio collega, che da due ani e mezzo condivide con me oltre alla stanza le coliche renali e gli improperi dei superiori, non fa altro che sbanfare come un cavallo drogato. Sono due mesi esatti che non lavora e per divertirmi oggi ho pensato bene di fargli notare che, andando avanti di questo passo, qualcuno glielo farà notare e allora saranno cazzi acidi per le sue agognate prospettive di carriera.

Non l'avessi mai fatto, ha iniziato ad espormi dettagliatamente tutti i dubbi e le perplessità che lo avviliscono senza tregua ogni giorno di più (week end compresi). L'errore é stato quello di lanciargli la palla di merda proprio mentre a me scappava di farne un quintale, cosìcche quando lui era solo alle premesse del suo rammarico, io ero già semi paralizzato dagli spasmi intestinali e mi chiedevo quanto sarebbe durata l'agonia. Il pregiato collega però non accennava ad interrompere il suo monologo nemmeno di fronte ai miei sudori freddi, e non ha fatto una piega nemmeno quando mi sono alzato e ho impugnato con decisione la maniglia della porta.

Alla fine ho deciso di giocare la carta della rassicurazione ed arrogarmi così il diritto di troncare la scomoda conversazione: "non ti preoccupare, uno come te non lo possono far fuori, sei uno dei più competenti nel mercato delle polizze assicurative, vai tranquillo". E mentre lui si accingeva a confermarmi le ragioni per cui si, probabilmente avevo ragione, io mi allontanavo sorridente (e sollevato) dalla stanza per recarmi indisturbato al cesso.

29 maggio 2007


Ma qual fortuna é l’illusione, se il sentimento è vivo lo sono anche le allucinazioni e però quello s’insinua nei tessuti fino a trafiggere la carne, lasciarla esposta alle infezioni.

Pronta a incancrenire sol che si posi una mosca.




permalink | inviato da il 29/5/2007 alle 17:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

12 aprile 2007


Un caffè macchiato, e il nervosismo dovuto alla recente lite familiare ebbero un improvviso e inopportuno effetto lassativo. Sentivo il lampredotto smuovere il mio stomaco. Intestino animale e umano, si mischiarono pericolosamente nel mio ventre.
Aumentai la velocità del passo. Mi trovavo a quindici minuti dal cesso di casa. Troppo lontano, meglio fermarsi. Camminavo che avrei potuto tenere un foglio di cartavelina tra le chiappe. Mi fermai, implorando contegno e supporto da tutti i muscoli.
L'ufficio, ecco un buon posto. La faccio qui. Tra lo sterco dei colleghi e la cacca dei superiori.
Superai la fila di macchine che da Porta Venezia portavano altri schiavi in giro per la città. Contrazioni addominali. Un bar, ecco quel che ci vuole. Quelli con il bancone di marmo i camerieri in papillon e giacchetta e il caffè da quattro euro al tavolino. Ordino un ristretto.
- Scusi c’è un bagno?-
- Sì ma é fuori servizio -
Feci di corsa tutto il restante tragitto e giunsi trafelato al cesso dello Studio. Piano terra. Occupato.
I gradini 4 a 4 per non perdere anche il cesso al secondo piano, troppo imbarazzante defecare al primo con il capo che smadonna tra una riunione e l’altra.
Mi liberai senza ritegno.
Mi tirai su i pantaloni, di nuovo larghi.
Osservai, con l’orgoglio compiaciuto dell’artista davanti alla sua opera, ciò che con tanta naturalezza avevo prodotto. Pigiai il tasto dello sciacquone. A vuoto. Ripigiai energicamente. Niente. Non funzionava. Lo stronzo nuotava felice e non ne voleva sapere di inabissarsi. Per di più avevo smerdato anche le pareti.
Aria irrespirabile. Zona da evacuare. Immediatamente. Nessuno avrebbe mai conosciuto il volto del grande inquinatore.
Il cagatore rimarrà innominato.
Ma Qualcuno bussò alla porta. Una volta. Un’altra.
Non rispondo. Ora penserà che è guasto. Andrà nel bagno del primo piano. O del piano terra che cazzo.
Passarono tre minuti.
L’intruso,tentò di aprire, forzando la maniglia.
Cristo. Vattene via. Altri due minuti di silenzio e non sarò io il responsabile di questo schifo imbarazzante.
Passò un minuto.
Ma la sfiga ha dieci decimi di vista.
Il mio telefono squillò come un allarme impazzito.
Merda… Era quasi fatta.
- C’è qualcuno? Ti senti male?-
Merda, appunto. Ormai è fatta.
Cercai il cellulare tra le tasche dei pantaloni, tra quelle laterali della giacca, lo estrassi tra le chiavi e i fazzoletti, e prima di affossare con foga il tasto di spegnimento, riuscii a leggere il display luminoso:  "Sig.ra Anna", la mia segretaria
Cazzo, mi hanno beccato.
Fine?




permalink | inviato da il 12/4/2007 alle 18:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

15 febbraio 2007


Perché si coltiva il dolore? Lo si porta in grembo e lo si culla, lo si fa crescere grande e forte perché non ci sia più bisogno di averne cura. Si rafforza, si stabilizza, diventa un’ancora sicura cui abbandonarsi per affondare. 




permalink | inviato da il 15/2/2007 alle 17:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

15 febbraio 2007


...che tristezza quando la figa è asciutta come uno straccio al sole di giugno ed emana odore di lattice...




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21 settembre 2006


Egregio Dottore,

 

Le scrivo per sottoporLe una questione che mi sta particolarmente a cuore.

 

Posseggo un patrimonio di alcune centinaia di miliardi (o forse di più, non ricordo bene) e, fino ad oggi, l’ho speso in attività dissolute. Da qualche tempo, tuttavia, mi tormenta un dubbio: tra 30 o 40 anni riuscirò ancora a mantenere la mia corte di meretrici slave, le mie scuderie, i miei vari yacht a vela e a motore, le mie dozzine di ville in Europa e nel resto del mondo? Ebbene, temo che, proseguendo con l’attuale dissipatezza, potrei addirittura trovarmi costretto a rinunciare alle scuderie. E’ vero che si tratta di un’ipotesi remota, ma il solo dubbio mi procura una comprensibile ansia.

 

Ora, amici fidati mi raccontano che Lei sa far crescere il denaro come il buon agricoltore il grano: getta pochi semi e raccoglie spighe grasse e dorate. Se questo è vero - e mi auguro che Lei non vorrà deludermi - La pregherei di contattarmi per pianificare enormi investimenti.

 

Se non riuscisse a trovarmi nei night, case da gioco e case di piacere che generalmente frequento, può provare a cercarmi a casa (dove non sono quasi mai) oppure in ufficio (dove passo alcuni minuti al giorno).

 

In attesa di sentirLa, mi è gradita l’occasione per porgerLe i miei aurei saluti.




permalink | inviato da il 21/9/2006 alle 11:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

20 settembre 2006


"Mi ha graffiato e poi è andata via, quella brutta gatta strega, ma se l’acchiappo...stringerò quel collo con tutte le mie forze, sino a sentire il sangue fermarsi sulle nocche e allora, solo allora, potrò finalmente lasciare la presa e sentirmi di nuovo solo... ... "

Anonimo poeta fiorentino del XVIII secolo




permalink | inviato da il 20/9/2006 alle 14:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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marzo